SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
(commedia quasi
musicale molto liberamente tratta
dall’omonimo brano di
W. Shakespeare da Rosario Guzzo)
( atto unico in due scene)
SCENA
1
(Siamo ad atene
nel V secolo a.c. Ambiente: la casa di un nobile greco, arredamento in stile
d’epoca, tutti i personaggi sono vestiti con
abiti d’epoca)
Sipario aperto
tutto al buio di sottofondo la canzone
l’Amuri di Cucchiara
Intanto si
posizionano due attori, che alla
fine della canzone illuminati a spot recitano l’Amuri di
Martoglio.
Il Balletto è
già posizionato, parte la musica greca,
di seguito escono le ballerine ed entrano: Ermia con altre ballerine che
ballano e cantano “Dimmi come”
(Entra il padre di Ermia , tenta di persuadere la figlia a sposare
Demetrio)
Padre: (irrompe con Tono alterato ) Allora!
oggi dovrai convincerti. Io con te non c’è la faccio più. Non né posso più, ti
sei permessa di rifiutare la mia scelta, non dimenticare che io sono tuo padre,
e ho il potere di decidere su di te.
Ermia: (con aria accattivante) Papino, papino caro,
io voglio sposarmi, ma nò cu ddu sturdutu di Demetrio (gridando) e poi la vita
è mia, solo mia, me la gestisco io!
Padre: Ma chi tua e tua, ma chi dici? Ti pari chi
semu ‘nta l’Amerika? Qua, la legge c’è! È non si discute.
(suona il
campanello) entra il Paggio.
Paggio: Padrone ho fatto la spesa, ho preso uova,
carne, carcucciuli, scuzzulunati, ½ kilu
di caccami e 10 mazza di pitrusinu. Potrei preparare…
Padre: (suona il campanello il paggio va a vedere
chi ha suonato)
cu era a la porta.
Paggio: Ah si… il Duca (con aria superficiale)
Padre: Comu lu Duca? Il nostro Sindaco, la persona
più importante di Atene? E tu, brocculu a stufatu, lu dici comu si fussi un
ilota qualsiasi? Fallu trasiri, fallu trasiri subitu! (rivolto ad Ermia,
pensoso) Eppuru, cade come il cacio sui maccheroni. Ora ci lu dici a lu Duca e
ti la spidugghi cu iddu.
(Entra in scena il
Duca)
Duca : Buongiorno, buongiorno signori. Vi vedo
tramazzati…
Ermia: (si inginocchia e prega il duca)
Signore, voi che
siete la legge, voi che siete Zeus sulla terra, voi che siete la sapienza, la
giustizia, la bontà (tono ammaliante), la bellezza. Fate che io non convoli a
nozze con Demetrio. Io non lo amo.
Duca : (stupito) Ma dolcissima Ermia, cosa stai a
vaneggiare! Io non capisco il significato delle tue parole.
Padre: (rivolto al duca) Mio signore, credo che ci
sia bisogno di una spiegazione.
Duca : Mi illumini (atteggiamento berlusconiano)
Padre: (spiega cantando la canzone Marina:
Lei si è
innamorata di Lisandro- Lsandro è un ragazzo un poco strambo- Quandò cammina si
annaca tutto- e di famiglia povera lui è-una ragazza che deve sposarsi- al
padre sempre lei deve obbedire- latradizione deve rispettare- e non di testa
sua lei deve far—O Ermia o Ermia o Ermia, Demetrio tu devi sposar. O mia cara
figlia- ancor non hai capito- Demetrio sposerai si, si, si, si, si.-O mia
bella figlia-ancor non hai capito- che
qui comando io e Lisandro lascerai.
Duca: Adesso ho capito, tuo padre ha
perfettamente ragione. Secondo la legge Bossi-Fini, articolo 31, comma 5221
della 25° olimpiade prima di Cristo, la
figlia deve sposare il giovane indicato dal padre. Pena la decapitazione.
Ermia: (canta la canzone non ho l’età) Non ho
l’età, non ho l’età per morire non ho l’età per finire (bis) così e non avrei,
non avrei nulla da dire perché sapete molte più cose di me. Fate che io viva un
amore romantico nell’attesa che venga quel giorno, ma ora no, non ho l’età, non
ho l’età per morire, non ho l’età per finire (bis) così. Se voi vorrete, se voi
vorrete liberarmi un giorno avrete tutto il mio amore per voi, fate che io viva
un amore romantico nell’attesa che venga quel giorno, ma ora no, non ho l’età,
non ho l’età per morire, non ho l’età per finire così.
Duca:
(canta la
canzone: quando, quando) Allora dimmi la verità? Perché non lo vuoi sposar,
l’anno, il giorno, l’ora in cui tu forse ci morirai ogni istante attenderò fino
a quando, quando, quando, tu Demetrio sposerai e a papà felice farai.
Se vuoi dirgli di no
sai che fine farai non ha senso per me, morire ma perché.
Dimmi quando
deciderai dimmi quando, quando, quando l’anno, il giorno, l’ora in cui quando
tu deciderai
Hai
36 ore di tempo per prendere la giusta decisione. (escono dalla scena e resta
solo Ermia).
Ermia: (sbattendo i piedi e piangendo) non né posso
più, voglio morire, non né posso più di questa legge. Odio mio padre, odio il
duca, odio Demetrio, odio Doson
Creach… (no quello no). (tirandosi i capelli) ‘na stu mumentu mi tirassi lu
parrucchinu. Non posso lasciare lui, la luce dei miei occhi, la gioia di lu me
cori, Lisandro.
Mi
butto, mi suicidio (affacciandosi al balcone). Ma c’è la frigidità! .
(intanto si sente la
voce di Lisandro che canta: buonanotte fiorellino)
Ermia: Lisandro mio dolce amore qual funesti giorni
ci attendono. Quanti dolori sopportare a causa di una ingiusta decisione! Mio
padre e il duca mi vogliono costringere a sposare Demetrio, altrimenti verrò
decapitata.
Lisandro: Non ti preoccupare, io sarò il tuo
sposo, vieni baciami( muove le labbra).
Ermia: No , ho l’irpef nel labbro.
Lisandro: Dai spupazzami tutto.
Ermia: Giuiù allura unnà caputu nenti, o Demetrio o
la isterna!
Lisandro: Calma, senza correre. Organiziamoci.
Questa legge iniqua vige solo qua ad Atene. Al di là del bosco c’è Adrianopoli
dove non esiste questa legge. Fuemuninni! chi fuiri ‘un è briogna, è salvamentu
di vita.
(Canzone torpedo
blu) balletto
Vengo
a prenderti stasera sulla mia torpedo blu automobile sportiva che nel bosco và
come un tren, già ti vedo in pigiamino con in mano un fagottino, un ti scurdari
li stivali e la cesta cu li favi, indosserai una tuta bianca e un cappellone al
capon e col tuo pigiamino a strisce mi accenderai il sigaro.
Escono di scena e si
abbassano le luci, si cambia scena a sipario alzato
Sogno di una notte di mezza estate seconda scena
(Siamo nel bosco si aprono
le luci wood, poi luci blu, il balletto è già sul palco)
Balletto Il Giardino Segreto
Narratore: Ermia e Lisandro arrivano nel bosco quando le ombre dei grandi
alberi cominciavano
a diventare più lunghe e più
nere, le rose selvatiche iniziavano a chiudere i loro occhi d’oro e, nella tiepida oscurità estiva, si sprigionavano,
dolci e intensi, i profumi dei fiori notturni.
Ermia e Lisandro
s’inoltrarono nella foresta, ma non erano soli. Demetrio veniva dietro di loro
inseguito a sua volta dall’infelice Elena. Il bosco era abitato dalle fate come
quasi ogni bosco.
Quella notte erano presenti
Oberon e Titania, re e regina di quel mondo fiabesco. Essi, che avrebbero
potuto vivere felici per sempre, avevano incrinato la loro gioia perenne con
uno stupido bisticcio. Così, invece di essere attorniati da sudditi festosi ed
insieme danzare, giocare e cantare al chiaro di luna per tutta la notte, il re
con il suo corteo andava in giro in una parte del bosco, mentre la regina con
il proprio seguito in un’altra.
( il narratore è
accompagnato da un musico che mentre il narr. Parla fa finta di accordare una
lira)
( rivolgendosi al musico: ma
che fai suoni la lira? Ormai è passata di moda, cambia strumento!)
Escono dalla scena
( sulla scena entrano i due
gruppi che si scontrano di spalle)
Oberon:
ma guarda un pò in chi mi sono andato a imbattere ( ironicamente), quale
stupenda visione si rrange ni li me vavareddi di l’occhi. Titania, attezzosa,
gonfia di presunzione e di orgoglio, essere insulso, serpente!!!
Oberon canta Malafemmina
Titania: Malafemmena io? Io che sono la regina, io che sono il supremo fiore
del bosco.
Oberon: Supremo fiore? Crisantemu e ciuri di scoddu!!
Titania: Come ti permetti di ingiuriarmi così in malo modo tu che, grazie a
me, dalle stalle sei arrivato alle stelle? Ti lu scurdasti quannu li carrubbi
ti parianu pavesini?
(
dà una sonora sberla a Oberon)
Oberon
: (piangendo) Ma comu un timpuluni mi mittisti? A mia? Picchi? Chi ti fici? Un
paggio ti ho chiesto, un semplice ragazzino, (rivolto al pubblico) ci pagu puru
li contributi, ci versu li marchi e accussi pigghia la disoccupazioni!!
Titania: No! No! No! Il paggio non te lo dò. (gira e se ne va).
( Oberon resta come un
allocco piangendo)-( dun tratto con un librone intento a scrivere, con gli
occhiali sul naso entra Dante Alighieri)
Dante:
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura...
Oberon:
( che lo guarda stupito) Ma tu Chi sei!! Cosa fai!! Qui siamo nella commedia
“Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare...tornatene da dove sei
venuto e abbota quella porta che entra un veleno!!
Dante:
(Guarda il pubblico, poi Oberon) Mah!! (esce di scena).
Oberon:
(rivolto al regista) Ma sig. Regista che cosa centra Dante Alighieri!! Chi ci
capisce è bravo.
( Oberon riprende a piangere
come prima, poi chiama a Puck il suo fedele servitore, che spesso e
volentieri è sempre ubriaco) Puck, dove
sei vieni qui!!
Puck:
( che ubriaco canticchia una canzone) Chi mi chiama, EAK! EAK! Che volete da
me, Perchè piangete? Cosa vedo sul vostro viso? EAK! E’ forse una lacrima? O
forse due? O ci vedo double-face!!
Oberon:
(rivolto a puck) Ma come puoi stare sempre attaccato quella bottiglia. Un bravo
picciutteddu come te che beve! Non lo capisci chi l’alcool ti percia li vudedda
e ti spappola lu ficatu! ( Puck annuisce) Ma finiscila, lamprittuni, a la tò età avissi a essiri sempre lucido, no cu
l’occhi a pampinedda. Come posso fidarmi di te che non hai il coraggio di
abbandonare la bottoglia?
Puck:
No, stai tranquillo. EAK! Riesco a controllare il vizio.
Oberon:
Si! Controlli! Picchi è la prima vota chi tiri dirittu nta li curvi, haiu la
mula tutta ammaccata.
Puck:
mettimi alla prova ( fa le prove neurologiche sbagliando tutto) basta chi mi
lavu la facci e sugnu a posto.
Oberon:
Ma che Zeus ce la mandi buona! Mio buon Puck! Va’ a cercare per me il fiore “amore al risveglio”.
Poi prepara un succo con questo fiorellino rosso e spalmalo sulle palpebre di
Titania, quando dorme. Così quando si sveglierà amerà la prima cosa che vedrà,
fosse pure un leone, un orso, un lupo, un topo o uno scimmione, così potrà
vedere di cosa sono capace e rideremo, vedrai che rideremo.
(escono di scena)( Puck va
barcollando e inciampa)
Puck:
Ho caduto!!!
Oberon:
(lo guarda, e lo aiuta a rialzarsi) sono caduto!
Puck:
Anche tu sei caduto?
Oberon: Sei sempre il
solito. Lascia quella bottiglia e corri ad eseguire il mio comando!!
( entrano Lisandro ed Ermia,
Ermia stanchissima si ferma e si mette seduta a terra)
Ermia:
Moru Lisandrù non c’è la faccio più, haiu li pedi chi mi fannu mali ( si toglie
una scarpa)
Lisandro: Ma chi fa ti levi la scarpa? Vò fari siccari la foresta? ( si tappa
il naso come se sentisse puzza)
Ermia:
Ma, un lu vidi chi m’affacciaru li cipuddi!
Lisandro: Un ti livari la quasetta, va si nò sti beddi ciuri siccanu.
Riposiamoci un pò, siamo molto stanchi.
( Ermia
piange per la stanchezza)
( cantano la canzone Non Amarmi)
Ermia:
Moru, moru mi calà lu sonnu ( si abbracciano e si addormentano)
( entrano in scena Demetrio
ed Elena che inseguono Ermia e Lisandro. Demetrio non è contento della presenza
di Elena e cerca di dissuaderla a non amarlo)
Elena:
Demetrio, Demetriuzzo mio perchè non mi ami, non andare dietro a Ermia, lei non
ti merita.
Demetrio: Chi dici?
Elena:
Io sono una bella ragazza, alta, slanciata istruita e ricca.
Demetrio: Ora no!!
Elena:
(facendo la passerella) ma guardami... guarda che stitichezza ( fa una
piroetta) come vado di corpo?
Demetrio: Bona va di corpu! Ma la vò finiri, lassami iri, VATINNI!!!
(esce di scena)
Elena:
(piangendo e disperandosi) Ohimè! Me tapina! Povera sventurata! Cosa sarà di me
senza il mio Demetriuzzo? ( sconsolata si mette a terra e si addormenta).
Musica con balletto “ Eppur mi son scordato di te”
( Entra in scena una maga
con in mano un librone una caldaia e
una coffa) Canta la canzone mimandola.
Maga:
Eppur mi son scordato cos’è- come ho
fatto non so-Una ragiune vera non c’è – e la vicchiaia però-Un tuffo dove
l’acqua è più blu- niente di più-Ma che disperazione , nasce da una
distrazione- era un fuoco, non era un gioco-Chi centra lu salami cu la pasta cu
li favi- E’ una ricetta chi un funziona- Ma lei lo ama e lo ama veramente.
Maga:
Un rospo, una coda di spaturno, una coppia di corna di babbaluci, cinque foglie
di erva di ventu, na manciata di pizzingonguli, occhi di puci di scecca,
radichi di giummara..ma..li radichi di giummara ...li pozzu truvari cà? Ho
l’impressione che la ricetta del filto d’amore sia sbagliata, si, per forza
sbagliata deve essre, perchè in questo bosco la radica di giummara non può
esistere...userò l’antica ricetta di LU ZU MARIANU...ma si..tantu, megghiu lu
tintu canusciutu chi lu bonu a canusciri!! ( prende alcune cose dalla coffa e
comincia a pestarle dentro un mortaio, poi le versa nella quadara. Recita una
formula magica).
( Intanto Elena si sveglia e
accorgendosi della maga vuole conoscere il suo futuro)
Elena: Ta
là! Quella
della televisione, Tamara la maara. Ora mi faccio leggere la mano e vediamo
cosa mi riserva la sorte.
Canta la canzone Zingara
(intanto si mettono una di
fronte all’altra e la maga comincia a leggere la mano di Elena)
Maga:
Come ti chiami?
Elena:
Elena
Maga:
Quanti anni hai.
Elena:
Ventiquattro
Maga:
Da dove vieni?
Elena:
Da Atene
Maga:
Quale problema ti affligge?
Elena:
Sono innamorata di un giovane che non ricambia i miei sentimenti, Demetrio è il
suo nome.
Maga:
Quanto porti di scarpe?
Elena:
Quarantaquattro, e sono alta un metro e sessanta!
( la maga si concentra)
Maga:
Dal fluido che emana la tua mano e dalla lunga linea della
vita...percepisco...che tu ..ti chiami Elena, provieni dalla grande citta di
Atene, dove sei nata cinque lustri fa. Il tuo cuore palpita per un giovane che
si chiama....che si chiama...vediamo..ecco! Si proprio lui..Nicastro...no
Policastro! ...No! Castrenzio,
Bracido..sii Demetrio.
Elena:
( al pubblico) Ma come è brava...sà tutto!!! (rivolta alla maga) Allura allura
qual è il mio destino? Mi lu pozzo maritari a Demetrio?
Maga:
Aspetta , non avere fretta, vedo la linea dell’amore che è tortuosa, piena di
scaffi.
Elena:
Allora non lo sposerò!!! Nenti ci fà!
Maga:
No bedda! A tutto c’è rimedio. Proprio ora ho preparato un filtro
potentissimo...finora nessuno è mai sfuggito alla mistura di lu zu MARIANU
(risata satanica) Ora tu vai a riposare accanto a Demetrio, al tuo risveglio
vedrai che il tuo sogno si avverrà. E poi come si dice...se sono
fiori...fioriranno...se sono more..moriranno...se sono cachi...(risata
satanica)(Escono di scena)
( Entra sulla scena il
narratore accompagnato dal suo fidato musico che tiene in mano un’arpa)
Narratore: Intanto Puck, sotto invito della maga, si reca nel bosco per spalmare
il succo amore al risveglio sulle palpebre di Demetrio, affinchè si innamori di
Elena. Ma, nel buio della notte lo spalma sugli occhi di Lisandro. ( guardando
il musico che tutto contento è intento ad accordare lo strumento) L’arpa..ma
lascia stare..( il musico sconsolato e deluso esce di scena)
(Intanto sulla scena entrano
Elena, Lisandro che vedendola si innamora subito)
Lisandro: Cosa vedono le mie pupille!! Il sole, la luna! Tutti i pianeti della
costellazione! La via lattea!
Elena:
Chi dici?
Lisandro: Come, tu sei la mia stella, la mia vita, lu me pani cunsatu ( va per
toccarla e si inginocchia) ( Elena scappa e Lisandro la segue)
( Entra in scena Puck)
Puck:
Ma chi fici! Cosa ho combinato. Chi tragedia (si guarda in giro e vede Demetrio
che dormiva, e cerca di rimediare spalmando il succo sui suoi occhi)
Puck:
Ta là ma quello non è Demetrio? ( si avvicina e spalma il succo ed esce). (
Demetrio sta per svegliarsi) (Intanto sulla scena entra Elena inseguita da
Lisandro)
Demetrio: Elena amore mio , finalmente ti vedo! Dove corri sono qua, il tuo
Demetriuzzo!
Elena:
Chi dici?
(Intanto entra Lisandro)
Lisandro: Finalmente ti trovo: Elena amore mio.
Demetrio: Come amore mio, questa non l’ho capita!
Lisandro: Elena amore mio..
Demetrio: Allura bonu capivi ( va per afferrare Elena , e la tira verso di se)
(intanto anche Lisandro prende Elena per l’altro braccio e la tira verso di se,
nasce così un tira e molla seguito da insulti di vario genere ad libitum).
(AD UN CERTO PUNTO LA SCENA
SI BLOCCA i tre si pietrificano, il cambio di luci agevola la comprensione).
(entra Puck che disperato
per l’errore fatto canta..sul tema musicale di “Non è Francesca)
Puck:
Mi son sbagliata chi ho visto non è –non
era Ermia- ho combinato un casino però- non era Ermia- se non avessi bevutoforse
non avrei sbagliato—ma certo se fossi stata più sobria-non avrei sbagliato son
certa di no—questa bottiglia mi uccide di più- perchè io vivo per lei.
(lancia la bottiglia per
terra ed esce di scena)
( la scena si anima
nuovamente da dove erano rimasti i tre. Lisandro e Demetrio sferrano un pugno a
Elena che stramazza per terra)
Lisandro: Tu lascia la mia Elena, la mia putra.
Demetrio: Tu lascia la mia Elena ( continuano a litigare)
Lisandro: Domani mattina alle sei ti aspetto a lu culazzu di la matrici e ti
fazzu l’occhi nivuri comu li passuluna (Black alive) (econo di scena)
( entrano Oberon e Puck)
Oberon: Disgraziatu chi cuminasti! Ora chi fannu chissi s’ammazzanu? Adesso
dobbiamo sistemare le cose. Domani mattina facciamo calare una fitta nebbia,
così non si trovano e non si sfidano a duello.
Puck:
Bonu mi piaci, così quando saranno stanchi di vagare si addormenteranno e io
potrò spalmare l’antidoto per farli ritornare come prima!
Oberon: Bravu. Tu si chi si omu no to soru ( gli da una pacca sulle spalle)
( Oberon esce di scena)
Puck:
(al pubblico) E non sa che ho combinato un altro guaio! Ho dimenticato di
spalmare il succo sugli occhi di Titania. Non mi resta che aspettare che
ritorni nel bosco... mi nasconderò dietro questa pietra.
(entra Titania)
Titania: Dov’è? Dov’è andato il mio paggio? Voglio sperare che non l’abbia
rapito quel pazzo di Oberon. (cerca nel bosco) Sono molto stanca, non ne posso
più muoio dal sonno, mi riposero distesa
su questo cantone.
Puck:
bene potrò agire ( versa alcune goccie sugli occhi di Titania) ciò che sveglia
tu vedrai con trasporto amar dovrai. (esce di scena)
(entra il narratore con il
suo fedele musico che ha in mano una balalaika)
Narratore: Passava da quelle parti un rozzo contadino di nome Botton, che portava
con sè una testa d’asino, che doveva regalare al duca di Atene..per paura del
bosco l’aveva messa in testa.
( il narratore rivolto al
suo musico: ma che fai suoni la balalaika! Ma lascia stare non è per tè. Il
musico sconsolato e deluso esce con il capo chino)
Botton: (Canticchia per farsi compagnia) Quantu è bella la natura cu lu sceccu
e cu la mula.
( in quel mentre Titania si
sveglia)
Titania: Quale bellezza rara vedono le mie pupille, tutti gli dei hanno
contribuito per creare una così dolce creatura, una creatura di incomparabile
bellezza.
Botton: Chi dici?
Titania: Tu sei savio al dare che bello.
Botton:
Cosa dici? Davvero?
Titania: Non desiderare di uscire da questo bosco, qui restar devi, lo voglia
tu o no...ti amo!
(Titania canta “Sabato pomeriggio”)
Titania: Vieni dunque con me: avrai fate per servirti e per andare a cercarti
mille gioielli preziosi in fondo al mare. Miss-Cusi, Miss-Cantu, Miss-China,
(giungono le fate e fanno l’inchino) siate gentili e cortesi con questo amabile
mortale. Danzate nei suoi passeggi, alimentatelo di fraganti albicocche e di
grappoli vermigli, di verdi fichi e di dolci more. Togliete poi le ali colorate
a leggerissime farfalle per allontanare i raggi della luna dai suoi occhi
addormrntati. Inchinatevi davanti a lui, e corteggiatelo.
Botton:
Chi beddi fimmini, ma lu pani dunni l’accattati.
Fate:
(in coro) Nostro signore e padrone ogni tuo desi derio è un ordine!!!
Titania: Vieni, tesoruccio mio, vieni qui vicino a me che ti riscaldo tutto.
(Cantando) Vieni vieni qui stiamo vicinissimi.
Botton: No! C’è Beautiful, statti cueta.
Titania: Amore mio preferisci qualcosa da mangiare?
Botton: Si, portami: quattru alivi scacciati e un litrottu di vinu.
LA SCENA SI BLOCCA (entra Oberon che commenta
l’accaduto)( al pubblico)
Oberon: Taliati quantu su beddi, parinu du picciunedda.
(Entrano in scena Giulietta
e Romeo, Oberon li segue con gli occhi stupito)
Giulietta: O Romeo, Romeo, ma perchè sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, rinuncia al
tuo nome; e se non vuoi farlo, basta che tu giuri d’essere il mio amore perchè
io non sia più una Capuleti. Solo il tuo nome è nemico; tu sei te stesso non un
Montecchi. (intanto entrano dai lati del palco e si incontrano al centro)
Cantano L’Abitudine. Balletto (alla fine della canzone Oberon commenta)
Oberon: Ma quantu è babbu stu Romeo avi la Giulietta e camina a la pedi! Insomma, è già la seconda che in questa
commedia entrano personaggi che no c’entrano niente ( rivolto al regista) sig.
Regista non capisci niente, la letteratura si studia!!!( adirato e rivolto ai
due) Andate via, qua siamo nella commedia “Sogno di una notte di mezza estate
di lu scientificu, itivinni a lu classicu e di cursa. ( i due escono di scena
mazziati) (Oberon rivolto a Titania e Botton)
Oberon:
Basta! Questo scherzo è durato troppo ( gridando),Puck, attuppateddu chi un
pigghia sarsa, vieni qua porta l’antidoto( mentre Titania abbraccia Botton,
Puck cosparge gli occhi di Titania, la regina si sveglia) (intanto sono entrate
le fate)
Titania: Moru? Ma chi è sta cosa? Stu ladiumi, questa oscenità? Ma che cosa ho
fatto ho abbracciato questo mostro? (Adirata) Chi è stato ad ingannarmi, chi ha
osato prendersi giuoco di me? ?? Oberon, sicuramente Oberon ( si avventa
contro, ma poi d’improvviso si ferma e cambia tono, lo addolcisce) ma no, non
può essere lui, io lo amo.
Puck:
Tu lo ami.
Fata:
Egli lo ama
Tutt le fate: Noi lo amiamo.
Altra fata: Voi la amate
Puck:
Essi si amano
Tutti in coro: Si, noi ci amiamo
LA SCENA SI FERMA ENTRA SHAKESPEARE
Shakespeare: ( entra in scena ed attraversa
il palco, si ferma al centro e guardando il pubblico)
Those hours that with gentle
work did frame (colpo di tosse)
Quelle ore che soavi modellarono- la cara forma ove ogni sguardo
indugia – le faranno fra poco da
tiranne. (Altezzoso) un mio sonetto, il numero cinque. (tono austero) tutto il
mondo è teatro e tutti gli uomini non sono che attori. La mia vita terrena è
stata certamente travagliata, basti leggere la mia biografia, oppure guardare
il film che mi hanno dedicato (tono affrociato) anche se è un pò esagerato. Io
non sono stato un bravo studente di latino, e poi mai avrei immaginato che i
discendenti di quel guelfo...bianco...o nero di Dante Alighiero avrebbero avuto
interesse per i miei scritti,..e..poi..qui allo Scientifico Cipolla...con la
cipolla mi bruciano gli occhi e mi viene da piangere ( si stropiccia gli occhi)
e poi diretti da uno che ha fatto un sacco di confusione...Dante, Romeo
Giulietta, dialetto siciliano, canti, balletti già si è laureato al Cepu, cosa
pretendi di più.
( Tono altezzoso) Sogno di una notte di mezza estate, che fantasia, che
genio sono stato||| Però ho visto che vi siete divertiti, è vero ( se il
pubblico dirà di no, si rivolge alla compagnia: forza ragazzi ricominciamo
tutto d’accapo)....E ALLORA FACCIAMO UN GROSSO
APPLAUSO ( esce dal palco , ritorna subito indietro) Ragazzi avete visto?
Le droghe el’alcool no! Quelle fanno male, quattro risati si! Quelle fanno
bene. BY BY.
Entra il
narratore accompagnato dal suo fedele musico che stavolta avrà una bella chitarra
fiammante e, che suonerà divinamente con lo stupore del narratore e del
pubblico.
Narratore: Tutto ritornò come doveva essere: Ermia e Lisandro divennero una
coppia felice, Elena e Denetrio si dichiararono il loro amore, Oberon e Titania
vissero felici e contenti.
(il musico si esibisce con
uno strabiliante assolo di chitarra, il narratore lo guarda esterefatto, poi lo
abbraccia e si innamora pazzamente. Poi dietro le quinte faranno cose...Ma
quella è un’altra storia).
Si chiude il sipario e si
organizzano le uscite
“Chiedo scusa agli amanti del teatro per tutto
quello che ho combinato. Ma poi…l’importante è divertirsi tutto il resto
è.....”
Rosario Guzzo
…la vita, che è sempre una tragedia,
diventa una farsa quando ci si innamora, quando la volontà cieca e
irrazionale che domina il mondo ci induce a sorridere e a riprodurci,
perpetuando l’umanità e il suo gioco, infinito e ineludibile, di passioni e di
sofferenze…
Schopenhauer
P.S.
Gli attori devono
cantare dal vivo
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