giovedì 24 settembre 2015

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
(commedia quasi musicale  molto liberamente tratta dall’omonimo brano di               
 W. Shakespeare da  Rosario Guzzo)
 
( atto unico in due scene)
            SCENA 1
(Siamo ad atene nel V secolo a.c. Ambiente: la casa di un nobile greco, arredamento in stile d’epoca, tutti i personaggi sono vestiti con  abiti d’epoca)
Sipario aperto tutto al buio di sottofondo la canzone  l’Amuri di Cucchiara
Intanto si posizionano due  attori, che alla fine  della canzone  illuminati a spot recitano l’Amuri di Martoglio.
Il Balletto è già posizionato, parte la  musica greca, di seguito escono le ballerine ed entrano: Ermia con altre ballerine che ballano e cantano “Dimmi come”
                     
                      (Entra il padre di  Ermia , tenta di persuadere la figlia  a sposare  Demetrio)

Padre:   (irrompe con Tono alterato ) Allora! oggi dovrai convincerti. Io con te non c’è la faccio più. Non né posso più, ti sei permessa di rifiutare la mia scelta, non dimenticare che io sono tuo padre, e ho il potere di decidere su di te.
Ermia:    (con aria accattivante) Papino, papino caro, io voglio sposarmi, ma nò cu ddu sturdutu di Demetrio (gridando) e poi la vita è mia, solo mia, me la gestisco io!
Padre:   Ma chi tua e tua, ma chi dici? Ti pari chi semu ‘nta l’Amerika? Qua, la legge c’è! È non si discute.
                          (suona il campanello) entra il Paggio.
Paggio:  Padrone ho fatto la spesa, ho preso uova, carne,  carcucciuli, scuzzulunati, ½ kilu di caccami e 10 mazza di pitrusinu. Potrei preparare…
Padre:   (suona il campanello il paggio va a vedere chi  ha suonato)
                          cu era  a la porta.
Paggio:  Ah si… il Duca (con aria superficiale)
Padre:   Comu lu Duca? Il nostro Sindaco, la persona più importante di Atene? E tu, brocculu a stufatu, lu dici comu si fussi un ilota qualsiasi? Fallu trasiri, fallu trasiri subitu! (rivolto ad Ermia, pensoso) Eppuru, cade come il cacio sui maccheroni. Ora ci lu dici a lu Duca e ti la spidugghi cu iddu.
                         (Entra in scena il Duca)
Duca :    Buongiorno, buongiorno signori. Vi vedo tramazzati…
Ermia:    (si inginocchia e prega il duca)
                           Signore, voi che siete la legge, voi che siete Zeus sulla terra, voi che siete la sapienza, la giustizia, la bontà (tono ammaliante), la bellezza. Fate che io non convoli a nozze con Demetrio. Io non lo amo.
Duca :    (stupito) Ma dolcissima Ermia, cosa stai a vaneggiare! Io non capisco il significato delle tue parole.
Padre:   (rivolto al duca) Mio signore, credo che ci sia bisogno di una spiegazione.
Duca :    Mi illumini (atteggiamento berlusconiano)
Padre:    (spiega cantando la canzone  Marina:
                           Lei si è innamorata di Lisandro- Lsandro è un ragazzo un poco strambo- Quandò cammina si annaca tutto- e di famiglia povera lui è-una ragazza che deve sposarsi- al padre sempre lei deve obbedire- latradizione deve rispettare- e non di testa sua lei deve far—O Ermia o Ermia o Ermia, Demetrio tu devi sposar. O mia cara figlia- ancor non hai capito- Demetrio sposerai si, si, si, si, si.-O mia bella  figlia-ancor non hai capito- che qui comando io e Lisandro lascerai.
Duca:     Adesso ho capito, tuo padre ha perfettamente ragione. Secondo la legge Bossi-Fini, articolo 31, comma 5221 della 25° olimpiade  prima di Cristo, la figlia deve sposare il giovane indicato dal padre. Pena la decapitazione.

Ermia:   (canta la canzone non ho l’età) Non ho l’età, non ho l’età per morire non ho l’età per finire (bis) così e non avrei, non avrei nulla da dire perché sapete molte più cose di me. Fate che io viva un amore romantico nell’attesa che venga quel giorno, ma ora no, non ho l’età, non ho l’età per morire, non ho l’età per finire (bis) così. Se voi vorrete, se voi vorrete liberarmi un giorno avrete tutto il mio amore per voi, fate che io viva un amore romantico nell’attesa che venga quel giorno, ma ora no, non ho l’età, non ho l’età per morire, non ho l’età per finire così.

Duca:   

                         (canta la canzone: quando, quando) Allora dimmi la verità? Perché non lo vuoi sposar, l’anno, il giorno, l’ora in cui tu forse ci morirai ogni istante attenderò fino a quando, quando, quando, tu Demetrio sposerai e a papà felice farai.

                         Se vuoi dirgli di no sai che fine farai non ha senso per me, morire ma perché.
                          Dimmi quando deciderai dimmi quando, quando, quando l’anno, il giorno, l’ora in cui quando tu deciderai
Hai 36 ore di tempo per prendere la giusta decisione. (escono dalla scena e resta solo Ermia).
Ermia:    (sbattendo i piedi e piangendo) non né posso più, voglio morire, non né posso più di questa legge. Odio mio padre, odio il duca, odio Demetrio,    odio Doson Creach… (no quello no). (tirandosi i capelli) ‘na stu mumentu mi tirassi lu parrucchinu. Non posso lasciare lui, la luce dei miei occhi, la gioia di lu me cori, Lisandro.
Mi butto, mi suicidio (affacciandosi al balcone). Ma c’è la frigidità!  .
                           (intanto si sente la voce di Lisandro che canta: buonanotte fiorellino)

Ermia:    Lisandro mio dolce amore qual funesti giorni ci attendono. Quanti dolori sopportare a causa di una ingiusta decisione! Mio padre e il duca mi vogliono costringere a sposare Demetrio, altrimenti verrò decapitata.
Lisandro:          Non ti preoccupare, io sarò il tuo sposo, vieni baciami( muove le labbra).
Ermia:            No , ho l’irpef nel labbro.
Lisandro:       Dai spupazzami tutto.
Ermia:    Giuiù allura unnà caputu nenti, o Demetrio o la isterna!
Lisandro:          Calma, senza correre. Organiziamoci. Questa legge iniqua vige solo qua ad Atene. Al di là del bosco c’è Adrianopoli dove non esiste questa legge. Fuemuninni! chi fuiri ‘un è briogna, è salvamentu di vita.
                           (Canzone torpedo blu) balletto
Vengo a prenderti stasera sulla mia torpedo blu automobile sportiva che nel bosco và come un tren, già ti vedo in pigiamino con in mano un fagottino, un ti scurdari li stivali e la cesta cu li favi, indosserai una tuta bianca e un cappellone al capon e col tuo pigiamino a strisce mi accenderai il sigaro.
Escono di scena e si abbassano le luci, si cambia scena a sipario alzato

 

 

 

 Sogno di una notte di mezza estate seconda scena


(Siamo nel bosco si aprono le luci wood, poi luci blu, il balletto è già sul palco)

 

Balletto Il Giardino Segreto



Narratore: Ermia e Lisandro arrivano nel bosco quando le ombre dei grandi alberi                   cominciavano a         diventare più lunghe e più nere, le rose selvatiche iniziavano a chiudere i loro occhi d’oro e, nella   tiepida oscurità estiva, si sprigionavano, dolci e intensi, i profumi dei fiori notturni.
Ermia e Lisandro s’inoltrarono nella foresta, ma non erano soli. Demetrio veniva dietro di loro inseguito a sua volta dall’infelice Elena. Il bosco era abitato dalle fate come quasi ogni bosco.
Quella notte erano presenti Oberon e Titania, re e regina di quel mondo fiabesco. Essi, che avrebbero potuto vivere felici per sempre, avevano incrinato la loro gioia perenne con uno stupido bisticcio. Così, invece di essere attorniati da sudditi festosi ed insieme danzare, giocare e cantare al chiaro di luna per tutta la notte, il re con il suo corteo andava in giro in una parte del bosco, mentre la regina con il proprio seguito in un’altra.
( il narratore è accompagnato da un musico che mentre il narr. Parla fa finta di accordare una lira)
( rivolgendosi al musico: ma che fai suoni la lira? Ormai è passata di moda, cambia strumento!)
Escono dalla scena
( sulla scena entrano i due gruppi che si scontrano di spalle)
Oberon: ma guarda un pò in chi mi sono andato a imbattere ( ironicamente), quale stupenda visione si rrange ni li me vavareddi di l’occhi. Titania, attezzosa, gonfia di presunzione e di orgoglio, essere insulso, serpente!!!
Oberon canta Malafemmina

Titania: Malafemmena io? Io che sono la regina, io che sono il supremo fiore del bosco.
Oberon:  Supremo fiore? Crisantemu e ciuri di scoddu!!
Titania: Come ti permetti di ingiuriarmi così in malo modo tu che, grazie a me, dalle stalle sei arrivato alle stelle? Ti lu scurdasti quannu li carrubbi ti parianu pavesini?
           ( dà una sonora sberla a Oberon)
Oberon : (piangendo) Ma comu un timpuluni mi mittisti? A mia? Picchi? Chi ti fici? Un paggio ti ho chiesto, un semplice ragazzino, (rivolto al pubblico) ci pagu puru li contributi, ci versu li marchi e accussi pigghia la disoccupazioni!!
Titania: No! No! No! Il paggio non te lo dò. (gira e se ne va).
( Oberon resta come un allocco piangendo)-( dun tratto con un librone intento a scrivere, con gli occhiali sul naso entra Dante Alighieri)
Dante: Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura...
Oberon: ( che lo guarda stupito) Ma tu Chi sei!! Cosa fai!! Qui siamo nella commedia “Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare...tornatene da dove sei venuto e abbota quella porta che entra un veleno!!
Dante: (Guarda il pubblico, poi Oberon) Mah!! (esce di scena).
Oberon: (rivolto al regista) Ma sig. Regista che cosa centra Dante Alighieri!! Chi ci capisce è bravo.
( Oberon riprende a piangere come prima, poi chiama a Puck il suo fedele servitore, che spesso e volentieri  è sempre ubriaco) Puck, dove sei vieni qui!!
Puck: ( che ubriaco canticchia una canzone) Chi mi chiama, EAK! EAK! Che volete da me, Perchè piangete? Cosa vedo sul vostro viso? EAK! E’ forse una lacrima? O forse due? O ci vedo double-face!!



Oberon: (rivolto a puck) Ma come puoi stare sempre attaccato quella bottiglia. Un bravo picciutteddu come te che beve! Non lo capisci chi l’alcool ti percia li vudedda e ti spappola lu ficatu! ( Puck annuisce) Ma finiscila, lamprittuni, a la  tò età avissi a essiri sempre lucido, no cu l’occhi a pampinedda. Come posso fidarmi di te che non hai il coraggio di abbandonare la bottoglia?
Puck: No, stai tranquillo. EAK! Riesco a controllare il vizio.
Oberon: Si! Controlli! Picchi è la prima vota chi tiri dirittu nta li curvi, haiu la mula tutta ammaccata.
Puck: mettimi alla prova ( fa le prove neurologiche sbagliando tutto) basta chi mi lavu la facci e sugnu a posto.
Oberon: Ma che Zeus ce la mandi buona! Mio buon Puck! Va’  a cercare per me il fiore “amore al risveglio”. Poi prepara un succo con questo fiorellino rosso e spalmalo sulle palpebre di Titania, quando dorme. Così quando si sveglierà amerà la prima cosa che vedrà, fosse pure un leone, un orso, un lupo, un topo o uno scimmione, così potrà vedere di cosa sono capace e rideremo, vedrai che rideremo.
(escono di scena)( Puck va barcollando e inciampa)
Puck: Ho caduto!!!
Oberon: (lo guarda, e lo aiuta a rialzarsi) sono caduto!
Puck: Anche tu sei caduto?
Oberon: Sei sempre il solito. Lascia quella bottiglia e corri ad eseguire il mio comando!!
( entrano Lisandro ed Ermia, Ermia stanchissima si ferma e si mette seduta a terra)
Ermia: Moru Lisandrù non c’è la faccio più, haiu li pedi chi mi fannu mali ( si toglie una scarpa)
Lisandro: Ma chi fa ti levi la scarpa? Vò fari siccari la foresta? ( si tappa il naso come se sentisse puzza)
Ermia: Ma, un lu vidi chi m’affacciaru li cipuddi!
Lisandro: Un ti livari la quasetta, va si nò sti beddi ciuri siccanu. Riposiamoci un pò, siamo molto stanchi.
( Ermia piange per la stanchezza)
( cantano la canzone Non Amarmi)
Ermia: Moru, moru mi calà lu sonnu ( si abbracciano e si addormentano)
( entrano in scena Demetrio ed Elena che inseguono Ermia e Lisandro. Demetrio non è contento della presenza di Elena e cerca di dissuaderla a non amarlo)
Elena: Demetrio, Demetriuzzo mio perchè non mi ami, non andare dietro a Ermia, lei non ti merita.
Demetrio: Chi dici?
Elena: Io sono una bella ragazza, alta, slanciata istruita e ricca.
Demetrio: Ora no!!
Elena: (facendo la passerella) ma guardami... guarda che stitichezza ( fa una piroetta) come vado di corpo?
Demetrio: Bona va di corpu! Ma la vò finiri, lassami iri, VATINNI!!!
(esce di scena)
Elena: (piangendo e disperandosi) Ohimè! Me tapina! Povera sventurata! Cosa sarà di me senza il mio Demetriuzzo? ( sconsolata si mette a terra e si addormenta).

Musica con balletto “ Eppur mi son scordato di te”

( Entra in scena una maga con in mano un librone  una caldaia e una  coffa) Canta la canzone mimandola.
Maga: Eppur mi son scordato cos’è- come ho fatto non so-Una ragiune vera non c’è – e la vicchiaia però-Un tuffo dove l’acqua è più blu- niente di più-Ma che disperazione , nasce da una distrazione- era un fuoco, non era un gioco-Chi centra lu salami cu la pasta cu li favi- E’ una ricetta chi un funziona- Ma lei lo ama e lo ama veramente.


Maga: Un rospo, una coda di spaturno, una coppia di corna di babbaluci, cinque foglie di erva di ventu, na manciata di pizzingonguli, occhi di puci di scecca, radichi di giummara..ma..li radichi di giummara ...li pozzu truvari cà? Ho l’impressione che la ricetta del filto d’amore sia sbagliata, si, per forza sbagliata deve essre, perchè in questo bosco la radica di giummara non può esistere...userò l’antica ricetta di LU ZU MARIANU...ma si..tantu, megghiu lu tintu canusciutu chi lu bonu a canusciri!! ( prende alcune cose dalla coffa e comincia a pestarle dentro un mortaio, poi le versa nella quadara. Recita una formula magica).
( Intanto Elena si sveglia e accorgendosi della maga vuole conoscere il suo futuro)
Elena: Ta là! Quella della televisione, Tamara la maara. Ora mi faccio leggere la mano e vediamo cosa mi riserva la sorte.

Canta la canzone Zingara

(intanto si mettono una di fronte all’altra e la maga comincia a leggere la mano di Elena)
Maga: Come ti chiami?
 Elena: Elena
Maga: Quanti anni hai.
Elena: Ventiquattro
Maga: Da dove vieni?
Elena: Da Atene
Maga: Quale problema ti affligge?
Elena: Sono innamorata di un giovane che non ricambia i miei sentimenti, Demetrio è il suo nome.
Maga: Quanto porti di scarpe?
Elena: Quarantaquattro, e sono alta un metro e sessanta!
( la maga si concentra)
Maga: Dal fluido che emana la tua mano e dalla lunga linea della vita...percepisco...che tu ..ti chiami Elena, provieni dalla grande citta di Atene, dove sei nata cinque lustri fa. Il tuo cuore palpita per un giovane che si chiama....che si chiama...vediamo..ecco! Si proprio lui..Nicastro...no Policastro!  ...No! Castrenzio, Bracido..sii Demetrio.
Elena: ( al pubblico) Ma come è brava...sà tutto!!! (rivolta alla maga) Allura allura qual è il mio destino? Mi lu pozzo maritari a Demetrio?
Maga: Aspetta , non avere fretta, vedo la linea dell’amore che è tortuosa, piena di scaffi.
Elena: Allora non lo sposerò!!! Nenti ci fà!
Maga: No bedda! A tutto c’è rimedio. Proprio ora ho preparato un filtro potentissimo...finora nessuno è mai sfuggito alla mistura di lu zu MARIANU (risata satanica) Ora tu vai a riposare accanto a Demetrio, al tuo risveglio vedrai che il tuo sogno si avverrà. E poi come si dice...se sono fiori...fioriranno...se sono more..moriranno...se sono cachi...(risata satanica)(Escono di scena)
( Entra sulla scena il narratore accompagnato dal suo fidato musico che tiene in mano un’arpa)
Narratore: Intanto Puck, sotto invito della maga, si reca nel bosco per spalmare il succo amore al risveglio sulle palpebre di Demetrio, affinchè si innamori di Elena. Ma, nel buio della notte lo spalma sugli occhi di Lisandro. ( guardando il musico che tutto contento è intento ad accordare lo strumento) L’arpa..ma lascia stare..( il musico sconsolato e deluso esce di scena)
(Intanto sulla scena entrano Elena, Lisandro che vedendola si innamora subito)
Lisandro: Cosa vedono le mie pupille!! Il sole, la luna! Tutti i pianeti della costellazione! La via lattea!
Elena: Chi dici?
Lisandro: Come, tu sei la mia stella, la mia vita, lu me pani cunsatu ( va per toccarla e si inginocchia) ( Elena scappa e Lisandro la segue)
( Entra in scena Puck)
Puck: Ma chi fici! Cosa ho combinato. Chi tragedia (si guarda in giro e vede Demetrio che dormiva, e cerca di rimediare spalmando il succo sui suoi occhi)
Puck: Ta là ma quello non è Demetrio? ( si avvicina e spalma il succo ed esce). ( Demetrio sta per svegliarsi) (Intanto sulla scena entra Elena inseguita da Lisandro)
Demetrio: Elena amore mio , finalmente ti vedo! Dove corri sono qua, il tuo Demetriuzzo!
Elena: Chi dici?
(Intanto entra Lisandro)
Lisandro: Finalmente ti trovo: Elena amore mio.
Demetrio: Come amore mio, questa non l’ho capita!
Lisandro: Elena amore mio..
Demetrio: Allura bonu capivi ( va per afferrare Elena , e la tira verso di se) (intanto anche Lisandro prende Elena per l’altro braccio e la tira verso di se, nasce così un tira e molla seguito da insulti di vario genere ad libitum).
(AD UN CERTO PUNTO LA SCENA SI BLOCCA i tre si pietrificano, il cambio di luci agevola la comprensione).
(entra Puck che disperato per l’errore fatto canta..sul tema musicale di “Non è Francesca)
Puck: Mi son sbagliata chi ho visto non è –non era Ermia- ho combinato un casino però- non era Ermia- se non avessi bevutoforse non avrei sbagliato—ma certo se fossi stata più sobria-non avrei sbagliato son certa di no—questa bottiglia mi uccide di più- perchè io vivo per lei.
(lancia la bottiglia per terra ed esce di scena)
( la scena si anima nuovamente da dove erano rimasti i tre. Lisandro e Demetrio sferrano un pugno a Elena che stramazza per  terra)
Lisandro: Tu lascia la mia Elena, la mia putra.
Demetrio: Tu lascia la mia Elena ( continuano a litigare)
Lisandro: Domani mattina alle sei ti aspetto a lu culazzu di la matrici e ti fazzu l’occhi nivuri comu li passuluna (Black alive) (econo di scena)
( entrano Oberon e Puck)
Oberon: Disgraziatu chi cuminasti! Ora chi fannu chissi s’ammazzanu? Adesso dobbiamo sistemare le cose. Domani mattina facciamo calare una fitta nebbia, così non si trovano e non si sfidano a duello.
Puck: Bonu mi piaci, così quando saranno stanchi di vagare si addormenteranno e io potrò spalmare l’antidoto per farli ritornare come prima!
Oberon: Bravu. Tu si chi si omu no to soru ( gli da una pacca sulle spalle) (  Oberon esce di scena)
Puck: (al pubblico) E non sa che ho combinato un altro guaio! Ho dimenticato di spalmare il succo sugli occhi di Titania. Non mi resta che aspettare che ritorni nel bosco... mi nasconderò dietro questa pietra.
(entra Titania)
Titania: Dov’è? Dov’è andato il mio paggio? Voglio sperare che non l’abbia rapito quel pazzo di Oberon. (cerca nel bosco) Sono molto stanca, non ne posso più muoio dal sonno, mi riposero distesa  su questo cantone.
Puck: bene potrò agire ( versa alcune goccie sugli occhi di Titania) ciò che sveglia tu vedrai con trasporto amar dovrai. (esce di scena)
(entra il narratore con il suo fedele musico che ha in mano una balalaika)
Narratore: Passava da quelle parti un rozzo contadino di nome Botton, che portava con sè una testa d’asino, che doveva regalare al duca di Atene..per paura del bosco l’aveva messa in testa.
( il narratore rivolto al suo musico: ma che fai suoni la balalaika! Ma lascia stare non è per tè. Il musico sconsolato e deluso esce con il capo chino)
Botton: (Canticchia per farsi compagnia) Quantu è bella la natura cu lu sceccu e cu la mula.
( in quel mentre Titania si sveglia)
Titania: Quale bellezza rara vedono le mie pupille, tutti gli dei hanno contribuito per creare una così dolce creatura, una creatura di incomparabile bellezza.
Botton: Chi dici?
Titania: Tu sei savio al dare che bello.
Botton: Cosa dici? Davvero?
Titania: Non desiderare di uscire da questo bosco, qui restar devi, lo voglia tu o no...ti amo!
(Titania canta “Sabato pomeriggio”)
Titania: Vieni dunque con me: avrai fate per servirti e per andare a cercarti mille gioielli preziosi in fondo al mare. Miss-Cusi, Miss-Cantu, Miss-China, (giungono le fate e fanno l’inchino) siate gentili e cortesi con questo amabile mortale. Danzate nei suoi passeggi, alimentatelo di fraganti albicocche e di grappoli vermigli, di verdi fichi e di dolci more. Togliete poi le ali colorate a leggerissime farfalle per allontanare i raggi della luna dai suoi occhi addormrntati. Inchinatevi davanti a lui, e corteggiatelo.
Botton: Chi beddi fimmini, ma lu pani dunni l’accattati.
Fate: (in coro) Nostro signore e padrone ogni tuo desi derio è un ordine!!!
Titania: Vieni, tesoruccio mio, vieni qui vicino a me che ti riscaldo tutto. (Cantando) Vieni vieni qui stiamo vicinissimi.
Botton: No! C’è Beautiful, statti cueta.
Titania: Amore mio preferisci qualcosa da mangiare?
Botton: Si, portami: quattru alivi scacciati e un litrottu di vinu.
LA SCENA SI BLOCCA (entra Oberon che commenta l’accaduto)( al pubblico)
Oberon: Taliati quantu su beddi, parinu du picciunedda.
(Entrano in scena Giulietta e Romeo, Oberon li segue con gli occhi stupito)
Giulietta: O Romeo, Romeo, ma perchè sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, rinuncia al tuo nome; e se non vuoi farlo, basta che tu giuri d’essere il mio amore perchè io non sia più una Capuleti. Solo il tuo nome è nemico; tu sei te stesso non un Montecchi. (intanto entrano dai lati del palco e si incontrano al centro)
Cantano L’Abitudine. Balletto (alla fine della canzone Oberon commenta)
Oberon: Ma quantu è babbu stu Romeo avi la Giulietta e camina a la pedi!   Insomma, è già la seconda che in questa commedia entrano personaggi che no c’entrano niente ( rivolto al regista) sig. Regista non capisci niente, la letteratura si studia!!!( adirato e rivolto ai due) Andate via, qua siamo nella commedia “Sogno di una notte di mezza estate di lu scientificu, itivinni a lu classicu e di cursa. ( i due escono di scena mazziati) (Oberon rivolto a Titania e Botton)
Oberon: Basta! Questo scherzo è durato troppo ( gridando),Puck, attuppateddu chi un pigghia sarsa, vieni qua porta l’antidoto( mentre Titania abbraccia Botton, Puck cosparge gli occhi di Titania, la regina si sveglia) (intanto sono entrate le fate)
Titania: Moru? Ma chi è sta cosa? Stu ladiumi, questa oscenità? Ma che cosa ho fatto ho abbracciato questo mostro? (Adirata) Chi è stato ad ingannarmi, chi ha osato prendersi giuoco di me? ?? Oberon, sicuramente Oberon ( si avventa contro, ma poi d’improvviso si ferma e cambia tono, lo addolcisce) ma no, non può essere lui, io lo amo.
Puck: Tu lo ami.
Fata: Egli lo ama
Tutt le fate: Noi lo amiamo.
Altra fata: Voi la amate
Puck: Essi si amano
Tutti in coro: Si, noi ci amiamo

LA  SCENA SI FERMA ENTRA SHAKESPEARE

Shakespeare: ( entra in scena ed attraversa il palco, si ferma al centro e guardando il pubblico)
Those hours that with gentle work did frame (colpo di tosse)
Quelle ore che soavi modellarono- la cara forma ove ogni sguardo indugia – le  faranno fra poco da tiranne. (Altezzoso) un mio sonetto, il numero cinque. (tono austero) tutto il mondo è teatro e tutti gli uomini non sono che attori. La mia vita terrena è stata certamente travagliata, basti leggere la mia biografia, oppure guardare il film che mi hanno dedicato (tono affrociato) anche se è un pò esagerato. Io non sono stato un bravo studente di latino, e poi mai avrei immaginato che i discendenti di quel guelfo...bianco...o nero di Dante Alighiero avrebbero avuto interesse per i miei scritti,..e..poi..qui allo Scientifico Cipolla...con la cipolla mi bruciano gli occhi e mi viene da piangere ( si stropiccia gli occhi) e poi diretti da uno che ha fatto un sacco di confusione...Dante, Romeo Giulietta, dialetto siciliano, canti, balletti già si è laureato al Cepu, cosa pretendi di più.
( Tono altezzoso) Sogno di una notte di mezza estate, che fantasia, che genio sono stato||| Però ho visto che vi siete divertiti, è vero ( se il pubblico dirà di no, si rivolge alla compagnia: forza ragazzi ricominciamo tutto d’accapo)....E ALLORA FACCIAMO UN GROSSO APPLAUSO ( esce dal palco , ritorna subito indietro) Ragazzi avete visto? Le droghe el’alcool no! Quelle fanno male, quattro risati si! Quelle fanno bene. BY BY.
Entra il narratore accompagnato dal suo fedele musico che stavolta avrà una bella chitarra fiammante e, che suonerà divinamente con lo stupore del narratore e del pubblico.
Narratore: Tutto ritornò come doveva essere: Ermia e Lisandro divennero una coppia felice, Elena e Denetrio si dichiararono il loro amore, Oberon e Titania vissero felici e contenti.
(il musico si esibisce con uno strabiliante assolo di chitarra, il narratore lo guarda esterefatto, poi lo abbraccia e si innamora pazzamente. Poi dietro le quinte faranno cose...Ma quella è un’altra storia).
Si chiude il sipario e si organizzano le uscite  


 “Chiedo scusa agli amanti del teatro per tutto quello che ho combinato. Ma poi…l’importante è divertirsi tutto il resto è.....”                        
                                                                                                             Rosario Guzzo


 …la vita, che è sempre una tragedia, diventa una farsa quando ci si innamora, quando la volontà cieca  e  irrazionale che domina il mondo ci induce a sorridere e a riprodurci, perpetuando l’umanità e il suo gioco, infinito e ineludibile, di passioni e di sofferenze…
Schopenhauer
P.S.

 Gli attori devono cantare dal vivo

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